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Dopo aver letto un post di un blog amico si è sviluopoata una chiacchierata con l’autrice che mi ha fatto riscoprire questa lettera che aveveo letto tempo fa , mi pare una prospettiva umana a tante parole su terrorismo guerra etc…

"

Cara Cecilia,
spero tu riesca a leggere questa mail. Oggi torno a casa, o almeno mi metto in viaggio.
Mi sembra di essere via da un tempo lunghissimo, ho bisogno di casa.
È stato un periodo difficile, passato tra stanchezza, rabbia, paura e soprattutto tristezza.
La guerra rende tristi. I morti che non abbiamo potuto vedere, e quelli che abbiamo visto morire nei nostri ospedali. E i feriti… quante vite segnate, molte per sempre.
Ci sarà chi ricorderà questi mesi per aver perso un occhio, o una mano, o entrambe, e chi non ricorderà niente per quella maledetta scheggia che gli ha toccato il cervello, e chi ricorderà tutto, ogni volta che si troverà ad arrancare su una carrozzina.
Molte famiglie sono in lutto, molte stanno ancora soffrendo e molte sono in rovina, più povere di prima e con una bocca in più da sfamare. Più numerosi di prima sono gli orfani e le vedove.
Ho visto le vittime. Vere, reali, ho ancora negli occhi le loro facce di esseri umani sofferenti. Non credere una parola quando diranno che hanno "sconfitto il terrorismo". Sono bugie, enormi bugie che difenderanno con i denti per coprire i propri crimini e i propri interessi. Ma i morti e i feriti sono li, se ne trovano i resti e la memoria, se si ha il coraggio di farlo. Abbiamo curato più di duemiladuecento persone, in questi mesi: l’ottantasette per cento erano civili.
Anche questa volta hanno assassinato migliaia di civili innocenti, hanno fatto la stessa cosa dei terroristi che dicevano di voler punire.
Non credere una parola, ogni volta che cercheranno di spiegare come sarà bella la guerra futura, tecnologica, selettiva, "umanitaria".
Sarà solo un altro carico di morte e di miserie umane.
Venendo qui abbiamo fatto il nostro dovere, ed è stato utile.
In questi mesi, all’interno della guerra abbiamo lavorato molto, rattoppando ferite. E abbiamo capito che non possiamo tacere di fronte ai crimini, anche quando compiuti in nome della "civiltà".
Non ho visto giustizia, in questi mesi, né pietà, non ho visto ragione né umanità. Forse anche per questo ho bisogno di casa.
Sarò sempre contro la guerra, perché non sarei capace di vivere pensando a te in mezzo all’orrore.


Ti voglio bene, a presto. Un bacio, Gino"

Commenti su: "9.11 – lettera di Gino Strada alla figlia" (1)

  1. molto bella e vera

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