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Archivio per dicembre, 2006

un Natale in bianco e nero, o meglio a colori….

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prosegue la riflessione concreta e commovente di Don paolo Curtaz – la quoto al 100%

È stanco Giuseppe, di bussare alle porte.
La gente socchiude la porta ma, appena vede, dietro di lui, quella ragazzina col pancione che scoppia in sella a un ciuchino più stanco del suo padrone, scuote la testa dicendo che no, spiace, ma proprio non hanno posto, lo farebbero volentieri ma sono giorni pieni di gente che viene per il censimento.
Gli occhi di Giuseppe si spengono, ancora una volta, e si gira verso la sua sposa cercando di rassicurala con un sorriso impacciato, lui che è spaventato a morte.
«Presto, amore mio, sta nascendo»
Non ha tempo, Giuseppe, di imprecare, o di avere paura o di prendersela con quell’idiota di Imperatore che vuole contare i suoi sudditi, come se fosse Dio.
Una signora, finalmente, si intenerisce:
«Se volete ho il retro della casa, una piccola grotta fresca e pulita»
Va bene, va bene tutto, purchè si faccia in fretta.
Nasce il primogenito di Giuseppe il falegname. Non è figlio suo ed è tutto avvolto dal mistero più fitto e luminoso. Ma va bene così, l’importante è avere trovato un luogo dove farlo nascere.
Giuseppe va a cercare un po’ di cibo per sé e la sua sposa, del latte di pecora per il bambino.
Niente di straordinario: è nato un cucciolo d’uomo, tenero e fragile come ogni neonato.
Ma questa volta si tratta di Dio.
Eccolo
Lo avevano detto, i Profeti: Dio era stanco. La voce roca del Battezzatore aveva gridato a tutti di prepararsi: Dio, questa volta, non avrebbe mandato più nessuno. Lui sarebbe venuto.
Troppe incomprensioni con l’umanità, anche con l’amata sposa, Israele.
Dio non dona più la sua Parola ai profeti, viene a parlare di persona.
Dio nasce, cosa è più folle, inatteso, sconcertante, incredibile, drammatico, magnifico?
Dio nasce, diventa uomo. Dio si spoglia della sua divinità perché tutti noi possiamo essere avvolti dalla sua divinità. Dio viene a raccontarsi perché nessuno più vacilli: ecco il suo vero volto.
Allora essere uomini non dev’essere così male se Dio accetta di diventare uomo!
Allora esiste un modo di essere uomini che ci rende vicini a Dio e l’umanità, vissuta con intensità, può riservarci grandi sorprese.
Ti chiedo un favore, Gesù, un dono, in questo Natale: aiuta noi cristiani ad essere più uomini.
Sono seduto in chiesa a disposizione per le confessioni e guardo il presepe ormai pronto. Manca solo la statuina del bambinello.
Sorrido: ecco Dio; il Dio che qualcuno brandisce come un’arma, il creatore dell’Universo, l’inconoscibile, il Tutto: eccolo. Fa le smorfie, gli occhi socchiusi, cercando il seno della madre. Sorrido: non so che farmene di un Dio così.
Io voglio un Dio che mi risolva i problemi, non uno che me ne crei! Voglio un Dio potente, non il più fragile delle creature! Mi spaventa e mi inquieta il vero volto di Dio, non so se ho fatto un buon affare a credere nel Dio dei cristiani.
È solo, Dio. Pochi lo accolgono, gente ambigua, mezzi furfanti.
Che ridere… ora la madre adolescente tenta di addormentarlo.
Tace, Dio. Non dona spiegazioni. Tace.
Ti chiedo un altro favore, Gesù: aiuta noi cristiani a non pensarti sulle nuvole, dopo tutta la fatica che hai fatto per venire in mezzo a noi.
Sangue
È segno di contraddizione un Dio così. Innocuo, inerme, suscita violente reazioni in chi non lo accoglie. È pieno di sangue il Natale che abbiamo riempito di zucchero. Il Sangue di Dio.
Accetta, corre il rischio: l’amore lascia liberi, ovvio. Dio corre il rischio di non essere riconosciuto.
Molti stanno vivendo un Natale da schifo. Tra le mail che ho ricevuto per questo Natale molte trasudano sangue e dolore. Non so dare una risposta (non sono l’avvocato di Dio) e ogni riflessione mi spinge verso il silenzio. Guardo il neonato che ora dorme, ignaro.
E se fosse tutto così semplice?
Se, davvero, la vita fosse spogliazione e dono?
Un mistero da vivere più che da indagare e risolvere?
Ti chiedo un favore, Gesù, un ultimo dono, in questo Natale: fai un sorriso a chi non ne può più.
È l’ora di preparare le messe della notte di Natale. I canti sono pronti, gli addobbi e le candele pure.
È Natale, che bello Dio non si è ancora stancato di noi.
Buon Natale (tanti) amici lettori, buon Natale cercatori di Dio, buon Natale soprattutto a voi sconfitti e arresi.
E buon Natale anche a te, stupefacente Dio.

ad un attimo dal natale.. per fare uno stop aiutati da Don Paolo Curtaz

Poche ore, poche ore e celebreremo l’inaudito di Dio.
No, non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce… Dio è già nato, è morto ed è risorto e vive glorioso. A noi, in questo tempo che ci è dato, in questa vita più o meno soddisfacente, il compito di lasciar nascere Dio nei nostri cuori. Ancora: di lasciarlo nascere non come ero un anno fa, non come stavo tre anni fa.
Ora. Oggi.
L’idea (falsa), che coltiviamo è quella di doverci preparare con devozione e buone maniere alla festa della venuta di Dio. E così aggiungiamo dolore a dolore: chi non è pronto perché distratto, chi non c’è perché travolto e, soprattutto i tanti (troppi) che vivono Natale come una lama che uccide, non possono in alcun modo prepararsi.
Penso a te, Gianni, e tua moglie che se n’è andata e passerà Natale con i suoi e le tue due bambine. Penso a quanto è terribile vedere piangere disperato un adulto, come hai fatto ieri, chiedendomi pure scusa. (Ma scusa di che?).
Penso a voi Carla e Filippo e al vostro matrimonio in bilico, alle scenate e le cose brutte che vi siete detti, al fatto che la nostra libertà ce la possiamo giocare davvero tanto male.
Se avessimo il coraggio di vedere davvero cosa sta per accadere!
Vedere che Dio si fa spazio in mezzo al letame e sceglie di nascere nell’aria acre di una piccola stalla. Vedere che la gioia è una tristezza superata, che Dio si schiera dalle parti degli ultimi, davvero, per sempre. Vedere che anche Dio, quest’anno, non farà il Natale che vediamo raggiungerci (terribilmente imbarazzante) dagli schermi della insopportabile strategia di marketing.
 
Maria
La piccola Maria sente il grembo crescere, in quella poesia e magia che solo le donne, somiglianti a Dio, possono vivere. Il Verbo cresce dentro di lei e con la Parola fatta carne crescono anche i tentennamenti. Maria sale da Elisabetta: forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei saprà dirle che sì, è tutto vero.
E accade. Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola Maria (ormai si è fatta donna) e capisce. La pagina di Luca è un capolavoro: l’incontro fra le due donne nel Vangelo è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente realizzato il suo agognato sogno di maternità fa i complimenti alla piccola Maria.
Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare i complimenti a Dio che salva lei e noi. Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.
È vero, allora: Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio – il Dio d’Israele – è qui.
Non sono solo stanche promesse ascoltate dalla bocca del vecchio rabbino di Nazareth che sospirava, allo Shabbat, seguendo con il dito la pergamena consunta del rotolo di Isaia.
È vero, è tutto vero, Dio viene, infine.
E le due donne urlano e cantano e danzano e piangono nell’assolato cortile di casa della vecchia Elisabetta. Lo splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che indica il Messia. E tutto accade, accade, come il più inatteso e improbabile dei sogni che si realizza, come se la storia e la vita e l’universo danzassero nel vedere queste donne cantare l’assoluta follia di Dio.
E questo scatena la gioia, contagia, stupisce…
 
Ecco Dio
Ecco, questa sì che è una buona notizia: puoi essere felice anche se povero e sfortunato, puoi realizzare la tua vita anche se abiti in un paese arido e senza poesia, puoi essere ricolmo più di un re perché ascolti la Parola che Dio ti vuole dare.
Dio viene per colmare il tuo cuore: questa è una buona notizia.
Buon Dio! Se vi dicessi: hai una vita riuscita, un lavoro che ti realizza e che ti da vagonate di soldi, una casa da sogno, una splendida moglie, figli educati e sensibili, il salone di casa con l’alberone e le luci e il clima di festa giusto perciò sii felice, cosa dico di straordinario? Che buona notizia è? Un Dio che dona pace alle persone già felici?
L’inaudito è proprio il contrario: la felicità è altrove, è la salvezza di un Dio che ti ama talmente da consegnarsi come un neonato, è una felicità accessibile anche al povero, anzi forse più ancora al povero perché più disposto, più accogliente.
Diverso
La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso.
Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano.
Diverso.
E Maria e Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono, raccontano.
Raccontano dell’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli uomini, la rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di salvati – Israele – cui noi e l’umanità deve moltissimo. La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, mozzafiato il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle, coinvolgerle.
La gioia è la dimensione essenziale del Natale. La gioia di sentirsi ed essere veramente salvati da Dio. Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio!
Un suggerimento, amici: regalatevi, in questo Natale, dieci minuti di orologio per fermarvi e aprire lo sguardo – finalmente! – su ciò che Dio sta compiendo nella storia, nella vostra storia.
Animo, amici, arrivano buone notizie.

auguri di Natale

Dalle lettere dalla Turchia per il Natale 2001 di don Andrea Santoro, sacerdote “fidei donum”, martire della Chiesa di Roma.

Carissimi, […] partendo dal fatto che ci è capitato di vivere momenti difficili vorrei soltanto condividere con voi alcuni pensieri sul Natale. In realtà il pensiero è solo uno: la “verità” del Natale nei modi concreti in cui è avvenuto. “Veramente” Gesù è nato in quel modo, in quel luogo, in quelle circostanze. “Veramente”: cioè qualcosa di “reale” che ha toccato la “realtà concreta” del suo corpo e della sua anima.

Gesù è nato al freddo davvero, davvero era notte, davvero c’era l’odore cattivo degli animali, davvero Maria e Giuseppe per proteggerlo hanno dovuto fare salti mortali. Per davvero avevano dovuto obbedire ad un ordine scomodissimo d’un imperatore e muoversi a centinaia di chilometri a pochi giorni dal parto. Per davvero non avevano trovato posto nelle case e negli alberghi. Per davvero Maria dovette partorire in queste circostanze. Per davvero furono avvolti nella povertà, nella solitudine e nell’incomprensione.

Per davvero si chiesero: perché tutto questo? Perché tanta cecità e insensibilità? Gioirono per la nascita di Gesù, si scambiarono con un semplice sguardo tutti questi interrogativi, pregarono, fissarono gli occhi sul mistero di quel bambino spoglio della gloria divina e privo di alcuna gloria umana. A guidarli in questo mistero furono il canto degli angeli, l’arrivo dei Magi e la venuta dei pastori che lo acclamavano Salvatore. Proprio nascendo in “quel modo” Gesù diventava il Salvatore degli uomini! Era tutto chiaro!

L’avidità, l’orgoglio, Io spirito di dominio, la dimenticanza di Dio e l’idolatria delle creature potevano essere vinti solo da questo tuffo nell’umiltà. Proprio inabissandosi nel buio Gesù liberava il mondo dall’abisso delle sue tenebre. “Scendendo” Gesù percorreva al contrario la salita dell’ambizione umana. Quando è dato anche a noi di inabissarci nel buio o di sentire l’umiliazione della discesa, ricordiamocelo. È allora il momento della nostra salvezza. E se ci è data la grazia di sentire il desiderio di inabissarci nel buio e nell’umiliazione dei nostri fratelli ricordiamoci che è la chiamata a condividere con Gesù l’opera di salvezza. Buio, umiliazione, solitudine sono però cose concrete che fanno male, come fecero male “davvero” a Gesù quella notte. Ma sia a Lui, che a noi procurano la “perfetta letizia” e la perfetta redenzione dei nostri fratelli. Vi auguro questa perfetta letizia per ognuno di quei momenti oscuri che vi capita o vi capiterà di attraversare.

Buon Natale dalla Turchia.

Come si peggiora nel crescere…

Fulvio

A chi è già nato e che ancora aspetta di essere accolto

nativita

NOSTRA SORELLA

Un saluto ad Ivana, presa da "nostra sorella morte corporale" a 51 anni. Una donna dolce e e forte che non amava alzare la voce, la cui fede era fatta di semplicità e fiducia. Ha amato tanto san Francesco, imparato ad amare da fra Carlo Carretto. Ha amato nostro Signore, ed anche se non capiamo come funzionano queste cose sappiamo che ci è vicno. Ha amato i ragazzi ed i bambini che ha seguito come catechista. Mi ricordo quando veniva nei giorni di tempop bello alla messa a Campoli a piedi raccogliendo fiori di campo, li a Campoli siamo a 5 minuti dal paradiso adesso Ivana sei a cinque minuti da noi un passo più avanti.

Con affetto e gratitudine

Alle

Madre

MADRE

poesia per una maestra

cose scritte
sulle pagine gialle della vita
dei giorni passati
a parlare con gl’angeli
dei mesi appiccicati
sulle finestre della classe
degl’alberi le foglie
del cielo gli uccelli
in un’istante le voci dei bambini
il borbottio dei vecchi ai giardini
la mano distratta che cerca gli occhiali
con i quali appari e scompari
piccolo principe

Grazie Don Cuba

 FIRENZE, E’ MORTO ‘DON CUBA’, LO SCALATORE DI DIO

03/12/2006

Don Danilo Cubattoli è morto ieri sera nella sua abitazione a Firenze all’età di 84 anni. Era per tutti ‘don Cuba’, ma per la sua grande passione per la bicicletta fu soprannominato anche ‘lo scalatore di Dio’.

Era nato tra gli olivi e le vigne del Chianti fiorentino, a San Donato in Poggio, in provincia di Firenze, il 24 settembre nel 1922. Ebbe come compagni di seminario don Lorenzo Milani e don Renzo Rossi e maturò la vocazione col cardinale Elia Dalla Costa. Fu ordinato sacerdote nel 1938, nel duomo di Firenze e, come ha spesso ha ripetuto, scelse di farsi prete "per quelli che il prete non lo vogliono".

La vita in tonaca l’ha trascorsa sempre dalla parte degli ultimi: per anni è stato il cappellano del carcere di Sollicciano dove è anche diventato amico e confidente di Pietro Pacciani, il contadino di Mercatale Val di Pesa accusato di essere il ‘mostro di Firenze’ e, insieme a Ghita Vogel e a Fioretta Mazzei, alla fine degli Anni Quaranta, ha fondato l’Opera di San Procolo per giovani che avevano problemi con la giustizia e che provenivano da famiglie umili o disadattate.

Di Pacciani, che accudiva insieme a suor Elisabetta dell’ordine delle ‘vincenziane’, ha sempre sostenuto l’innocenza. Dopo la sua morte, nel 1998, don Cuba si rammaricò che "Pietro fosse rimasto solo, abbandonato da tutti". "Era anche lui un povero figlio di Dio, tra i figli di Dio nessuno è un mostro", commentò con una certa amarezza.

Ma don Cuba è stato anche un appassionato di cinema di cui ha cominciato ad occuparsi mentre assisteva i detenuti e per 30 anni, all’interno dell’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) è stato amico di Pasolini, Fellini, Zeffirelli, Bellocchio, Guerra, Olmi, Benigni. Ciclista provetto, amico di Gino Bartali
e di Fiorenzo Magni, negli anni ’50 con la maglia del campione girò tutta la Spagna e le sue gare con gli amici del quartiere di San Frediano, a Firenze dove ha sempre vissuto, gli valsero anche una copertina della Domenica del Corriere. Nel 1954 salì fino sul Kilimangiaro perché voleva celebrare una delle messe più alte del mondo. Doveva rimanere in Africa 15 giorni, ci stette sei mesi e incontrò il Negus donandogli un messaggio di pace dell’allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira. In gioventù era stato anche pugile e meccanico. Infatti al carcere di Sollicciano arrivava in motocicletta, che riparava personalmente. Rimarrà nel cuore di tutti per la sua grande bontà, per la sua incrollabile fiducia nell’uomo e per la straordinaria carica umana con cui accompagnava il suo ministero sacerdotale.(ANSA).

Beh Don Cuba, grazie per l’affetto e la simpatia che hai avuto verso di me e dell’aiuto in momento difficile per la vita della mia parrocchia!!!

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