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È stanco Giuseppe, di bussare alle porte.
La gente socchiude la porta ma, appena vede, dietro di lui, quella ragazzina col pancione che scoppia in sella a un ciuchino più stanco del suo padrone, scuote la testa dicendo che no, spiace, ma proprio non hanno posto, lo farebbero volentieri ma sono giorni pieni di gente che viene per il censimento.
Gli occhi di Giuseppe si spengono, ancora una volta, e si gira verso la sua sposa cercando di rassicurala con un sorriso impacciato, lui che è spaventato a morte.
«Presto, amore mio, sta nascendo»
Non ha tempo, Giuseppe, di imprecare, o di avere paura o di prendersela con quell’idiota di Imperatore che vuole contare i suoi sudditi, come se fosse Dio.
Una signora, finalmente, si intenerisce:
«Se volete ho il retro della casa, una piccola grotta fresca e pulita»
Va bene, va bene tutto, purchè si faccia in fretta.
Nasce il primogenito di Giuseppe il falegname. Non è figlio suo ed è tutto avvolto dal mistero più fitto e luminoso. Ma va bene così, l’importante è avere trovato un luogo dove farlo nascere.
Giuseppe va a cercare un po’ di cibo per sé e la sua sposa, del latte di pecora per il bambino.
Niente di straordinario: è nato un cucciolo d’uomo, tenero e fragile come ogni neonato.
Ma questa volta si tratta di Dio.
Eccolo
Lo avevano detto, i Profeti: Dio era stanco. La voce roca del Battezzatore aveva gridato a tutti di prepararsi: Dio, questa volta, non avrebbe mandato più nessuno. Lui sarebbe venuto.
Troppe incomprensioni con l’umanità, anche con l’amata sposa, Israele.
Dio non dona più la sua Parola ai profeti, viene a parlare di persona.
Dio nasce, cosa è più folle, inatteso, sconcertante, incredibile, drammatico, magnifico?
Dio nasce, diventa uomo. Dio si spoglia della sua divinità perché tutti noi possiamo essere avvolti dalla sua divinità. Dio viene a raccontarsi perché nessuno più vacilli: ecco il suo vero volto.
Allora essere uomini non dev’essere così male se Dio accetta di diventare uomo!
Allora esiste un modo di essere uomini che ci rende vicini a Dio e l’umanità, vissuta con intensità, può riservarci grandi sorprese.
Ti chiedo un favore, Gesù, un dono, in questo Natale: aiuta noi cristiani ad essere più uomini.
Sono seduto in chiesa a disposizione per le confessioni e guardo il presepe ormai pronto. Manca solo la statuina del bambinello.
Sorrido: ecco Dio; il Dio che qualcuno brandisce come un’arma, il creatore dell’Universo, l’inconoscibile, il Tutto: eccolo. Fa le smorfie, gli occhi socchiusi, cercando il seno della madre. Sorrido: non so che farmene di un Dio così.
Io voglio un Dio che mi risolva i problemi, non uno che me ne crei! Voglio un Dio potente, non il più fragile delle creature! Mi spaventa e mi inquieta il vero volto di Dio, non so se ho fatto un buon affare a credere nel Dio dei cristiani.
È solo, Dio. Pochi lo accolgono, gente ambigua, mezzi furfanti.
Che ridere… ora la madre adolescente tenta di addormentarlo.
Tace, Dio. Non dona spiegazioni. Tace.
Ti chiedo un altro favore, Gesù: aiuta noi cristiani a non pensarti sulle nuvole, dopo tutta la fatica che hai fatto per venire in mezzo a noi.
Sangue
È segno di contraddizione un Dio così. Innocuo, inerme, suscita violente reazioni in chi non lo accoglie. È pieno di sangue il Natale che abbiamo riempito di zucchero. Il Sangue di Dio.
Accetta, corre il rischio: l’amore lascia liberi, ovvio. Dio corre il rischio di non essere riconosciuto.
Molti stanno vivendo un Natale da schifo. Tra le mail che ho ricevuto per questo Natale molte trasudano sangue e dolore. Non so dare una risposta (non sono l’avvocato di Dio) e ogni riflessione mi spinge verso il silenzio. Guardo il neonato che ora dorme, ignaro.
E se fosse tutto così semplice?
Se, davvero, la vita fosse spogliazione e dono?
Un mistero da vivere più che da indagare e risolvere?
Ti chiedo un favore, Gesù, un ultimo dono, in questo Natale: fai un sorriso a chi non ne può più.
È l’ora di preparare le messe della notte di Natale. I canti sono pronti, gli addobbi e le candele pure.
È Natale, che bello Dio non si è ancora stancato di noi.
Buon Natale (tanti) amici lettori, buon Natale cercatori di Dio, buon Natale soprattutto a voi sconfitti e arresi.
E buon Natale anche a te, stupefacente Dio.

Commenti su: "prosegue la riflessione concreta e commovente di Don paolo Curtaz – la quoto al 100%" (2)

  1. Ti auguro un natale ricco di piccole cose e di grandi affetti, e che tu possa riuscire a valorizzare anche i momenti piu banali, per rendere la tua vita ogni giorno migliore…

    Benny

  2. Ciao don….ti auguro di trascorrere un sereno Natale.
    Un abbraccio
    Manu

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