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Archivio per Maggio, 2007

Una bella riflessione sulla Pentecoste di Don Paolo Curtaz

"No, non siamo in grado. Né tu, né io, né nessuno che abbia un po’ di sano realismo lo può (veramente) fare. Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con coerenza minima, con passione necessaria.
Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno è stato uno scherzo, o un inganno o una follia. Siamo seri.
Lui non c’è, lo sappiamo, lo vediamo mille volte, lo sperimentiamo.
Eppure ci dev’essere una soluzione.
 
Riunioni
È quello che si sono detti per ore i Dodici radunati nel sepolcro.
Cavolo, Gesù se n’è andato davvero e loro devono capire cosa fare.
Annunciare il Regno, occhei. Dove, come a partire da quando, dicendo cosa?
Fuori tira ancora una brutta aria per i discepoli del Nazareno, per quale masochistica ragione dovrebbero uscire e farsi nuovamente arrestare?
Pietro e gli altri lo sanno bene, lo hanno vissuto sulla propria pelle: non sono all’altezza del compito. Diamine: solo un mese prima erano tutti fuggiti a rotta di collo! Come aspettarsi, ora, una reazione diversa, un comportamento all’altezza della situazione?
Pensano e discutono, i Dodici. Un po’ si fanno coraggio, un po’ non alzano lo sguardo. No, non ce la possono fare, non da soli, non adesso.
Si sta alzando il vento. Strano, non succede quasi mai in primavera, a Gerusalemme.
 
Uragano
Non è un vento: è l’uragano. Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia e li scapiglia, che li converte, infine. Il fuoco scende nel cuore e li consuma.
No, certo, non ce la possono fare. D’accordo.
Sarà lo Spirito ad agire. È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto. È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare. Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio a Gerusalemme per la Pentecoste. Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente.
È arrivato lo Spirito.
 
Finalmente
Il Consolatore, per sradicare ogni solitudine, per fare della Chiesa la compagnia di Dio agli uomini.
Il Vivificatore, per togliere l’asfalto e ogni altra crosta che ostinatamente ricopre il volto di Dio e la Parola.
Il Paracleto, per difenderci dalla paura e dalla parte oscura che è in noi e che ci turba impedendoci di essere veramente discepoli.
Egli ricostruisce i linguaggi, ci dona la grazia di capirci, di intenderci, di comunicare. Supera l’arroganza dell’uomo che costruisce torri per manifestare la propria forza e usa il linguaggio del potere che non fa capire, che confonde, che allontana. Pentecoste è l’Antibabele, l’altro modo di capirsi, accomunati dalla stessa ricerca interiore.
Eccolo il fuoco, eccola la nube che tiene lontani gli egiziani e illumina il cammino del popolo che fugge verso la libertà del cuore.
Ecco lo Spirito.
 
Prudenza
Tenetelo nel cassetto lo Spirito, per favore.
È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano.
Quando pensate che la vostra vita sia finita, annientata, vi spalanca lo sguardo del cuore.
Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano, si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio.
Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di correggere la rotta.
È lui, se vuoi, fratello, sorella, che può orientare la vita verso i cammini della santità.
È lui che soffia, nonostante tutto".

Chiedo Tregua!!!!!

Come da oggetto!!!!!!!!

Saluti liquefatti

Alle

10000

Oggi ho superato un piccolo traguardo grazie a chi ha avuto la pazienza e la curiosità di farmi visita.

Grazie di cuore!

"Si scrive e si legge per sapere che non siamo soli!"

Alle

La Carabaccia

la versione moderna della ricetta sottodetta!!!!

Per 4 persone
In una pentolina, preparare un brodo aromatico facendo bollire per 30 minuti in 1 litro d’acqua, a fuoco basso, coperto:
1 cucchiaio di estratto granulare per brodo chiaro; 1 mazzolino di prezzemolo; 1 costola di sedano; 1 carota pelata e spaccata per metà; 6-7 foglie di basilico e 2 di alloro.
In una casseruola invece, mettere: 6-7 cucchiai di olio extravergine di oliva; 4 grosse cipolle bianche tagliate a fettine fini; 2 porri (il solo bianco) tagliati a julienne; 2 carote paelate e tagliate a julienne; 2-3 costoline tenere di sedano anch’esse tagliate a bastoncini; 200 g di pisellini (anche surgelati) e 8-10 granelli di pepe bianco.
A fuoco basso, recipiente coperto, far stufare piano piano per 40-45 minuti, rigirando più volte e assaggiando e aggiustando di sale poco prima della fine della cottura.
Sistemate così queste due preparazioni collaterali, nel tempo che esse arrivano a cottura, prendere un tegamino e mettervi: 50 g di carnesecca tagliata a fettine fini e grossolanamente spezzettata e, insieme a 2-3 cucchiai del solito olio di oliva, a fuoco medio, scoperto, farla rosolare finché, struggendosi, non abbia messo fuori tutto il suo grasso. Aggiungere, a questo punto, 100 g di mandorle pelate e farle tostare in questo unto della carnesecca per 5-6 minuti rigirando in continuazione. Quando le mandorle cominciano a prendere un certo colore nocciola chiaro, bagnare il tutto con 2-3 spruzzi di acetobalsamico e non appena questi è un po’ evaporato aspergervi sopra anche 2 cucchiai di zucchero e 1 cucchiaino di spezie fini.
Rigirare prestamente quindi e amalgamare l’insieme con azione continua per 2-3 minuti, dopodiché aggiungere, bollente, tutto il brodo aromatico che intanto sarà pronto nella pentolina facendolo passare attraverso il passaverdura fine (gettare ciò che resta). Ancora rigirare e amalgamare bene, lasciare andare 30 minuti almeno, rimenando di tanto in tanto.
Al tempo giusto, ritornare alla casseruola dove, ormai, le cipolle (e gli altri ortaggi) avranno completato la loro lenta stufatura. Assaggiare, aggiustarle di sale, quindi, tolto il tegamino col brodo aromatico dal fuoco e lasciatolo un po’ intiepidire, metterlo (il brodo arricchito) in un frullatore, frullarlo benissimo fino a disintegrare ed omogeneizzare tutti i suoi ingredienti e poi versarlo, anche questo, nella casseruola, sopra le cipolle e tutti gli altri ortaggi. Ancora rimenare e amalgamare bene il tutto, far riprendere il bollore accennato appena, coprire, lasciar andare, così lentamente la cottura per altri 15 minuti rimenando un paio di volte.
Trascorso anche questo tempo (nel quale il brodo avrà modo, coll’imparentamento tra loro di armonizzare tutte le sue componenti fino a risultare un’unica composita, ma armoniosa espressione saporosa dolce-forte-speziata) aggiustare con lievi ritocchi gli equilibri tra le varie componenti e la sapidità generale, poi spegnere il fuoco e lasciar riposare per qualche minuto, casseruola coperta, vicino ad una fonte di calore, affinché, senza più bollire, questo brodo abbia però a mantenersi caldissimo al limite del bollente.
Mentre il brodo riposa, arrostire 8 fettine fini di pane toscano raffermo, disporle (2 ciascuna) in 4 scodelle caldissime. Quindi riprendere il brodo, metterlo in una zuppiera, anch’essa caldissima e sistemarla al centro della tavola. Qui, aiutandosi con un romaiolo, badando di prendere insieme, ogni volta, la giusta proporzione di brodo e cipolle, irrorare di questi il pane nelle scodelle, nella misura in cui, la zuppa più o meno brodosa, sarà maggiormente gradita ad ognuno dei commensali.
Secondo preferenza, questa Carabaccia può essere rifinita in dolce, spolverandola lievemente con una mistura di zucchero a velo e cannella in polvere. In forte, con una guarnizione di cacio pecorino stagionato grattugiato e una macinatine di pepe nero. Alcuni aggiungono anche il tuorlo di 1 uovo crudo in ogni scodella, ma anche no.
alle

La Carabazzada

Dal "Libro novo nel quale si insegna a far d’ogni sorta di vivande" di Cristoforo Messiburgo:

"Tagli cipolle e mondale e falle ben cuocere in acqua. Poi cavale fuora di detta acqua colata bene, e ponile in una cazza ben stagnata e con libbre 2 (circa 600 gr) di buono olio falle bogliere sempre rompendole e mescolandole. Poi abbi libbra una e mezza (circa 400 gr) di mandorle ambrosine ben pelate e peste e distemperandole con agresto e gettale dentro a detta cazza con oncia mezza (circa 15 gr) di cannella e falle bogliere un pochertto sempre mescolando. Poi come è cotta e imbiondita, gettale sopra zuccaro e cannella"

È un piatto tipico fiorentino rinascimentale (sulla cui salubricità non mi pronunzio, nè sul suo gusto, ma la ricetta è poesia pura).

Alle

 

ho messo via

tutti i file musicali, la redazione di splinder ne ha concellato uno (non so con quale criterio) io li ho cancellati tutti, erano solo un sottofondo per chi visitava il blog, ma non essendo sicuro che la cosa potesse essere conto le regole e contro la legge ho tolto tutto … peccato … "stanno chiudendo le osterie fuori porta"….

Alle

Un paese – di una identità che si perde

La cosa  era nell’aria … quest’anno non si festeggerà la patrona del mio paese, o almeno non la si festeggerà come negli anni scorsi niente fuochi niente iniziative in piazza etc… causa di questo il fatto che i finaziamenti sia dal pubblico che dai privati scarseggiano e al comitato organizzatore restano solo perdite…

Non so quale sia la soluzione ma dispiace vedere un paese piano piano atrofizzarsi, nel suo vivere i negozi stanno chiudendo via via…

arg!!!!!!

Alle

Dedicata a Pepo e alla Pepa, a questi che Dico ma anche a quelli che non Dico

È fatto così un amore
concreto
È fatto così e mi commuove
come un sorriso
Come tenere sono le parole
con le quali si schernisce
Siete fatti così come folle d’innamorati
di voi insieme, della vita,
finchè ce ne sarà

ieri in campagna dai miei eh eh anche la piana ha le sue bellezze!!!

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ah firenze vista dalla terrazza…

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