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Archivio per febbraio, 2008

passo dopo passo…

un sentiero antico (forse una strada romana) sui colli che circondano Mercatale:

21022008390

Giornata del pensiero

22 febbraio per tutti gli scouts e le guide  del mondo è una giornata speciale: ricorre, infatti, la "Giornata del Pensiero".
É stato istituita nel 1926 dalla Conferenza Internazionale delle Guide, oggi WAGGGS (World Association of Girl Guides and Girl Scout), con lo scopo di proporre una "giornata internazionale" che fosse per tutte le Guide del mondo un’occasione di scoperta del Guidismo negli altri paesi.
Fu scelta la data del 22 febbraio perché giorno del compleanno di B.-P., fondatore dello Scautismo, e di sua moglie Olave, allora Capo Guida del mondo.
A quel giorno venne dato il nome di Thinking Day (Giornata del Pensiero) e da quel momento entrò a far parte delle tradizioni di tutte le guide e di tutti gli scout del mondo.
Nel 1932, in occasione della quarta Conferenza mondiale, si decise di chiedere ad ogni guida del mondo un piccolissimo e personale contributo (un penny) per aiutare lo sviluppo del guidismo in tutti i paesi del mondo, soprattutto in quelli più poveri, rinnovando il gesto degli scouts inglesi che, nel giorno del loro matrimonio, donarono a B.-P e alla moglie una autovettura che li aiutasse a "girare" il mondo per il Movimento scout.
Successivamente l’iniziativa venne estesa anche all’Organizzazione Mondiale dello Scautismo (World Organization of Scout Movement).
 
Con la "Giornata del Pensiero" si vuole offrire agli scouts e alla guide l’occasione di conoscere le Associazioni delle altre nazioni ma anche e soprattutto  di maturare il senso di appartenenza alla grande famiglia mondiale, di farsi carico dei problemi emergenti e urgenti che ci chiamano a una cittadinanza mondiale e più consapevole.
 
Il tema di quest’anno è "pensa l’acqua, come risorsa essenziale per la vita", immediatamente seguente al tema della fame dello scorso anno. L’attenzione di tutto il Movimento è infatti imperniata, negli ultimi anni, a aspetti particolarmente vitali, ma anche drammaticamente assenti/presenti nelle diverse realtà geografiche.
Centro Documentazione Agesci
 

ad indovinare

negl’occhi paura o smarrimento

sorriso ed imbarazzo

della gente

sguardi persi dentro te

di comune umanità

sogni o chimere

senti il tempo

ed il tremare di ricordi

fuochi fatui della tua esistenza

di citazione in citazione

Francesco Guccini – Gli Amici

I miei amici veri, purtroppo o per fortuna,
non sono vagabondi o abbaialuna,
per fortuna o purtroppo ci tengono alla faccia:
quasi nessuno batte o fa il magnaccia.

Non son razza padrona, non sono gente arcigna,
siamo volgari come la gramigna.
Non so se è pregio o colpa esser fatti così:
c’è gente che è di casa in serie B.

Contandoli uno a uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi,
ma proprio perchè pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.

Non siam razza d’ artista, nè maschere da gogna
e chi fa il giornalista si vergogna,
non che il fatto c’ importi: chi non ha in qualche posto
un peccato o un cadavere nascosto?

Non cerchiamo la gloria, ma la nostra ambizione
è invecchiar bene, anzi, direi… benone!
Per quello che ci basta non c’è da andar lontano
e abbiamo fisso in testa un nostro piano:

se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.

E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma questo mondo ce l’ ha schiaffato Lui.

E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni….

AMICI

"Gl’amici veri sono come i denti in bocca a certi vecchi…"

amici

 

Autocitazione

il poco e il molto

non sono misurabili

nell’amicizia

2008 – 11 febbraio – 1858

Pellegrinaggio Lourdes 2006 038

Accompagnata da sua sorella e da un’amica, Bernadette si reca a Massabielle, lungo il Gave, per raccogliere legna secca. Togliendo le calze per attraversare il canale, sente un rumore che somigliava a un colpo di vento, alza la testa verso la Grotta: «Vidi una Signora vestita di bianco: indossava un vestito bianco, un velo anch’esso bianco, una cintura azzurra e una rosa d’oro su ogni piede». Fa il segno della Croce e recita il Rosario con la Signora. Terminata la preghiera, la Signora scompare.

é come

È come uno sbattere d’ali

il combattere d’ogni assenza

un agitarsi di venti

tra i rami dell’esistenza

indovino dei passi

oltre la finestra

MERCOLEDI DELLE CENERI 2

citazione gentilmente concessa dal Blog di Agonia
 

DALLA TESTA AI PIEDI
 
Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione».
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo».
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.
Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?
Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
 
don Tonino Bello, Vescovo
5 Febbraio 1989

MERCOLEDI DELLE CENERI

MENU’ DEL DIGIUNO
(per il Mercoledì delle Ceneri e i Venerdì di Quaresima)

Antipasto di Canti meditativi
(lo chef consiglia un Inno allo Spirito Santo)

Primi Piatti
Versetti di Sacra Scrittura
(lo chef suggerisce Ezechiele 37,12-14)

Secondi Piatti
Trancio di Salmo
(lo chef suggerisce Salmo 86)

Sorbetto di Canto

Passo di Vangelo
con contorno di deliziosi minuti di silenzio
(consigliato un: Giovanni 6,35-40)
 

Frutta
Buffet di Intercessioni Spontanee
alternate da un canone cantato
(suggerito "In Manus tuas, Pater" dei Fratelli di Taizè)

Dessert
Padre Nostro servito a mani strette
(si consiglia di chiudere il pasto con un Canto Mariano)

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