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Archivio per maggio, 2008

dedicato alle ferite di una amica

antichi guerrieri
ancor dritti
sopra i flutti della vita
con ferite e cicatrici
a vivere e vivere
ancora
in guerra infinita
contro i mostri della mente
contro la calca della gente

il sibilo e lo schiocco
di parole portate dal vento
in viaggio verso un altro orizzonte

apre il blog del cre 2008 a campoli

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La mia grande piantagione di fragole

eccola la fragolina già matura domani sarà il mio dessert

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Zingari

zingara

Dedicato a chi si stupisce che la Chiesa oggi abbia parole di difesa per chi non difende più nessuno, sono parole che vengono da lontano, e che a me fanno rifllettere:

CAMPO INTERNAZIONALE DEGLI ZINGARI

OMELIA DI PAOLO VI

Pomezia, 26 settembre 1965

La pioggia, che, per tutta la notte dal sabato alla domenica 26 settembre e sin verso le ore 13 s’è rovesciata fitta e insistente nell’intero Lazio, rende impossibile lo svolgimento dell’intero programma stabilito per lo storico incontro tra il Papa e il novissimo pellegrinaggio.
Si tratta di nomadi, gitani, zingari di diverse stirpi, nazioni e provenienze, tutti affratellati dal vincolo della fede, desiderosi di porgere al Vicario di Gesù Cristo un atto di sentitissimo ossequio.
Eppure . . . «aquae multae non potuerunt exstinguere caritatem». Sull’inclemenza del tempo il fervore cristiano ha il sopravvento, per acclamare la venuta del Santo Padre; la S. Messa da Lui celebrata; la sua affettuosa Esortazione; i particolari di un colloquio iniziatosi con squisita intesa e perciò destinato a prolungarsi nel tempo.
Spostata alquanto la sede dell’incontro: ma sicuramente accresciuto l’entusiasmo dei protagonisti, – molti dei quali negli sgargianti costumi tradizionali – la sacra manifestazione si attua in ambiente di profonda religiosità e commozione, con l’altare disposto a ridosso della facciata del pre-seminario «Angelo Bartolomasi» a un duecento metri dall’accampamento nei pressi di Pomezia.
Il Santo Padre giunge alle ore 17 e passa tra due fitte ali di gitani e di altri fedeli provenienti da Roma e dalle città e paesi circonvicini.
Dopo il Vangelo, letto alla moltitudine in cinque idiomi diversi, l’omelia di Sua Santità.

Cari Zingari, cari Nomadi, cari Gitani,
venuti da ogni parte d’Europa, a voi il Nostro saluto.

1. Il Nostro saluto a voi, pellegrini perpetui; a voi, esuli volontari; a voi, profughi sempre in cammino; a voi, viandanti senza riposo! A voi, senza casa propria, senza dimora fissa, senza patria amica, senza società pubblica! A voi, che mancate di lavoro qualificato, mancate di contatti sociali, mancate di mezzi sufficienti!

Saluto a voi, che avete scelto la vostra piccola tribù, la vostra carovana, come vostro mondo separato e segreto; a voi, che guardate il mondo con diffidenza, e con diffidenza siete da tutti guardati; a voi, che avete voluto essere forestieri sempre e dappertutto, isolati, estranei, sospinti fuori di ogni cerchio sociale; a voi, che da secoli siete in marcia, e ancora non avete fissato dove arrivare, dove rimanere!

2. Ecco: siete oggi arrivati qua; siete convenuti qua. Vi trovate fra voi, e quasi formate un popolo; vi incontrate con Noi, e vi accorgete che questo è un grande avvenimento, quasi una scoperta.

Comprendete, nomadi carissimi, il significato di questo incontro. Qui trovate un posto, una stazione, un bivacco, differente dagli accampamenti, dove di solito fanno tappa le vostre carovane: dovunque voi vi fermiate, voi siede considerati importuni e estranei; e restate timidi e timorosi; qui no; qui siete bene accolti, qui siete attesi, salutati, festeggiati. Vi capita mai questa fortuna? Qui fate un’esperienza nuova: trovate qualcuno che vi vuole bene, vi stima, vi apprezza, vi assiste. Siete mai stati salutati, durante le vostre interminabili escursioni, come fratelli? Come figli? Come cittadini eguali agli altri? Anzi come membri d’una società che non vi respinge, ma che vi accoglie, vi cura e vi onora? Che cosa significa questa novità? Dove siete arrivati?

Siete arrivati, innanzi tutto, in un mondo civile, che non vi disprezza, non vi perseguita, non vi esclude dal suo consorzio. Dovete riconoscere che la società circostante è molto cambiata da quella che qualche decennio fa vi proscrisse e vi fece tanto soffrire. Senza odio per chi verso di voi fu spietato e crudele, e fece vilmente morire tanti vostri simili. Noi diamo un pensiero di cordiale ricordo agli zingari vittime delle persecuzioni razziali, preghiamo per i vostri morti, e invochiamo da Dio per i vivi e per i defunti la pace, eterna per questi, terrena per tutti gli uomini di questo mondo. Sì, siate bravi e giusti; e riconoscete che la società oggi è migliore; e se voi preferite stare ai margini di essa, e tollerate perciò tanti fastidi, essa però offre a tutti la sua libertà, le sue leggi ed i suoi servizi.

3. Ma ciò che ora conta è una scoperta differente. Voi scoprite di non essere fuori, ma dentro un’altra società; una società visibile, ma spirituale; umana, ma religiosa; questa società, voi lo sapete, si chiama la Chiesa. Voi oggi, come forse non mai, scoprite la Chiesa. Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al cento, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa, perché siete soli: nessuno è solo nella Chiesa; siete nel cuore della Chiesa, perché siete poveri e bisognosi di assistenza, di istruzione, di aiuto; la Chiesa ama i poveri, i sofferenti, i piccoli, i diseredati, gli abbandonati.

E’ qui, nella Chiesa, che voi vi accorgete d’essere non solo soci, colleghi, amici, ma fratelli; e non solo fra voi e con noi, che oggi come fratelli vi accogliamo, ma, per un certo verso, quello cristiano, fratelli con tutti gli uomini; ed è qui, nella Chiesa, che vi sentite chiamare famiglia di Dio, che conferisce ai suoi membri una dignità senza confronti, e che tutti li abilita ad essere uomini nel senso più alto e più pieno; ed essere saggi, virtuosi, onesti e buoni; cristiani in una parola.

Noi siamo lieti del titolo di Capo della santa Chiesa, che senza Nostro merito Ci è conferito, per salutarvi tutti, cari Nomadi, cari Zingari, cari pellegrini sulle strade della terra, proprio come Nostri figli; per tutti accogliervi, per tutti benedirvi.

Vorremmo che il risultato di questo eccezionale incontro fosse quello di farvi pensare alla santa Chiesa, alla quale voi appartenete; di farvela meglio conoscere, meglio apprezzare, meglio amare; e vorremmo che il risultato fosse insieme quello di svegliare in voi la coscienza di ciò che voi siete; ciascuno di voi deve dire a se stesso: io sono cristiano, io sono cattolico. E se qualcuno di voi non può dire così, perché non ha tale fortuna, sappia che la Chiesa cattolica vuol bene anche a lui, lo rispetta, lo aspetta! E voglia lui pure guardare alla Chiesa con occhio sincero e con animo buono.

4. Questa risvegliata coscienza nei confronti della Chiesa deve essere il primo effetto di questa memorabile giornata. Ma non il solo. Vi sono tante altre cose che Noi desideriamo per voi e da voi. Come quando le vostre carovane, dopo lungo e faticoso cammino, arrivano in un bel posto verde e tranquillo, vicino ad un fiume limpido e fresco, e trovano ristoro, refrigerio e letizia, così vorremmo che questo convegno fosse benefico per voi di tanti conforti spirituali: quello della pace della coscienza, quello della promessa di mantenervi bravi ed onesti, quello della preghiera semplice e profonda, quello del perdono reciproco fra di voi, se mai i vostri animi fossero divisi e ostili; e così via. Noi pensiamo che dovrebbero migliorarsi i vostri rapporti con la società, che attraversate e toccate con le vostre carovane: come voi gradite trovare ristoro e ospitalità gentile, dove vi accampate, così voi dovrete procurare di lasciare ad ogni tappa un ricordo buono e simpatico: che la vostra strada sia disseminata da esempi di bontà, di onestà, di rispetto. Forse qualificandovi meglio in qualche lavoro artigianale potrete perfezionare il vostro stile di vita a vostro e altri vantaggio. Ma più che tutto vorremmo da voi una promessa: quella di accettare l’assistenza premurosa e disinteressata dei bravi Sacerdoti e delle brave persone, che qua vi hanno condotti e che ancora vogliono guidarvi sulle vie del bene e della fede, quasi scortando appunto come padri e fratelli, i vostri interminabili itinerari. Fidatevi! Non abbiamo nulla da chiedervi, se non che voi accettiate la materna amicizia della Chiesa. Potremo fare qualche cosa per voi, per i vostri figli, per i vostri malati, per le vostre famiglie, per le vostre anime, se accorderete alla Chiesa e a chi la rappresenta la vostra fiducia.

5. E a queste stesse persone vogliamo tributare la Nostra riconoscenza ed esprimere il Nostro incoraggiamento. Ai Vescovi, che hanno cuore per questi Nostri umili figli randagi, a Mons. Bernardin Collin, Vescovo di Digne, che per incarico della Nostra Congregazione Concistoriale presiede alle opere di assistenza pastorale ai Nomadi, al bravo Padre Fleury, S.J., promotore di così benefica attività, a D. Bruno Nicolini, a D. Mario Ambrogio Riboldi, e a tutti i Sacerdoti e Religiosi e Laici che si prodigano in favore degli Zingari, sia ora per loro l’aperta voce del Nostro encomio e della Nostra gratitudine. Sono queste degne persone, che dimostrano ed esercitano la carità della Chiesa e Nostra verso la gente nomade, e che per essere ministre ad esse delle Nostre benedizioni, le meritano per sé affettuose e speciali.

Ed ora, fratelli e figli, preghiamo insieme. Il Pellegrino divino, a cui non fu né lunga né grave l’infinita via che dal cielo lo condusse in terra per farsi nostro compagno nel viaggio della vita, sta per ritornare presente, qui, fra noi e per noi, nel Sacramento dell’altare. Raccogliamo i nostri animi, riscaldiamo le nostre preghiere: Cristo è vicino. Diciamogli con la misteriosa invocazione della Bibbia: «Vieni, Signore Gesù» (Apoc. 22,20).  

Preghiera

Raccolte le mani
raccolta la vita
ti narro di me
della mia debolezza
infinita
Mentre parole si perdono
il cuore s’agglutina
ad un piccolo raggio
ad una briciola caduta
Tu mi raccogli
e mi tieni con Te.
 
 

a gentile richiesta di alcuni genitori

Logo_CreGrest08

qui sotto hai la scheda d’iscrizione

scheda iscrizione con volantino

Nani ballerine acrobati… venghieno siori…

circo

Si può dir di cuore

che sia lo spettacolo

e che duri ore ed ore

che sia il miracolo

che applauda lo spettatore

è solo apparenza

è solo distrazione

che d’urgenza

si chiami alla manifestazione

il domatore

dedicata alle donne in attesa … anche in attesa dell'attesa

donna incinta2
te lo dirà il tempo
quanta parte del tuo amore
cresce in te
te lo dirà come se fosse un piccolo rumore
te lo dirà al battito del cuore
tu lo dirai al tuo amore
lo dirai al cielo spalancando le finestre
lo dirai al mare per essere cullata dalle onde
lo dirai a tutti con uno sguardo ed un sorriso
Sarà.

Il gruppo della parrocchia Nuove trasparenze finalisti concorso Campanilerock

eccoli nella semifinale allo Spazio Reale!!

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preghiera Paolo VI per Aldo Moro

LA PREGHIERA DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER L’ON. ALDO MORO

Sabato, 13 maggio 1978

 Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il «De profundis», il grido cioè ed il pianto dell’ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce.

Signore, ascoltaci!

E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla Fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per lui, per lui.

Signore, ascoltaci!

Fa’, o Dio, Padre di misericordia, che non sia interrotta la comunione che, pur nelle tenebre della morte, ancora intercede tra i Defunti da questa esistenza temporale e noi tuttora viventi in questa giornata di un sole che inesorabilmente tramonta. Non è vano il programma del nostro essere di redenti: la nostra carne risorgerà, la nostra vita sarà eterna ! Oh! che la nostra fede pareggi fin d’ora questa promessa realtà. Aldo e tutti i viventi in Cristo, beati nell’infinito Iddio, noi li rivedremo!

Signore, ascoltaci!

E intanto, o Signore, fa’ che, placato dalla virtù della tua Croce, il nostro cuore sappia perdonare l’oltraggio ingiusto e mortale inflitto a questo Uomo carissimo e a quelli che hanno subito la medesima sorte crudele; fa’ che noi tutti raccogliamo nel puro sudario della sua nobile memoria l’eredità superstite della sua diritta coscienza, del suo esempio umano e cordiale, della sua dedizione alla redenzione civile e spirituale della diletta Nazione italiana!

Signore, ascoltaci!

Al termine della preghiera, ascoltata dall’Assemblea in silenzioso raccoglimento, Paolo VI sottolinea ancora la sua paterna partecipazione al dolore di tutti con le seguenti espressioni rivolte ai presenti in Basilica e a quanti altri seguono la celebrazione dalla piazza antistante o attraverso la radio e la televisione.

Prima che termini il rito di suffragio, nel quale abbiamo pregato per la pace eterna di questo nostro fratello, noi leviamo le braccia a benedire quanti sono presenti in questo Tempio o, non avendo potuto trovar posto entro le sue mura, sono restati nella piazza, ed ancora tutti quelli che, pur lontani, sono a noi uniti spiritualmente: in particolare intendiamo abbracciare con questo nostro gesto paterno anche quanti portano nel cuore strazio e dolore per qualche loro congiunto, vittima di simile efferata violenza. Anche per queste vittime si estende la nostra afflitta preghiera. Su tutti invochiamo, apportatrice di serenità e di speranza, la confortatrice assistenza del Signore.

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