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Archivio per febbraio, 2009

Ronda o non ronda

Ronda o non ronda
Quasi di Antonello Venditti (riveduta e corrotta)
Partirono in due ed erano abbastanza
un pianoforte una chitarra e molta fantasia
e fu a Pontida che si formò la prima ronda
tra una festa e una taragna di periferia
e ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Sasso Marconi incontrammo una ragazza
che viveva sdraiata sull’orlo di una piazza
noi le dicemmo vieni dolce sarà la strada
lei sfogliò il fiore e poi ci disse no
ma ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Roncobilaccio ci venne incontro un vecchio
lo sguardo profondo e un fazzoletto verde al collo
ci disse ragazzi in campana qui non vi lasceranno andare
hanno chiamato la polizia a cavallo
ma ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Firenze dormimmo da un intellettuale
la faccia giusta e tutto quanto il resto
ci disse no, compagni, amici, io disapprovo il passo
manca l’analisi e poi non c’ ho l’elmetto
ma ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado te
A Orvieto poi ci fu l’apoteosi
il sindaco, la banda e le bandiere in mano
ci dissero l’autostrada è bloccata e non vi lasceranno passare
ma sia ben chiaro che noi, noi siamo tutti con voi
e ronda o non ronda voi arriverete a Roma, malgrado noi
Parlamentammo a lungo e poi ci fu un discorso
il capitano disse va bene e così sia
e la fanfara poi intonò le prime note
e ci trovammo proprio in faccia a Porta Pia
e ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
La gente ci amava, e questo è l’importante
regalammo cioccolata e sigarette vere
bevemmo poi del vino rosso dalle mani unite
e finalmente ci fecero rondare
e ronda o non ronda noi siamo arrivati a Roma, insieme a voi.

primaverrà

la sente e la desidera
la mia pelle
la primavera
arriverà a sciogliere pensieri
a renderli leggeri
uccellini che cantano
garruli sui rami
la sento insieme ai raggi di sole
sulla mia fronte.

avviso ai naviganti (in rete)

a causa di un "anonimo" commentatore, che nonostante fosse stato invitato a non insistere ha continuato a postare commenti di una fantomatica "lega contro i trapianti", mi sono visto a malincuore costretto a limitare i commenti solo a utenti registrati su splinder.

Grazie Alle

Amicizia

serpente-giallo

C’era la’, drizzato verso il piccolo principe, uno di quei serpenti gialli che ti uccidono in trenta secondi. Pur frugando in tasca per prendere il revolver, mi misi a correre, ma al rumore che feci, il serpente si lascio’ scivolare dolcemente nella sabbia, come un getto d’acqua che muore, e senza troppo affrettarsi si infilo’ tra le pietre con un leggero rumore metallico.
Arrivai davanti al muro giusto in tempo per ricevere fra le braccia il mio ometto, pallido come la neve.
“Che cos’e’ questa storia! Adesso parli coi serpenti!”.
Avevo disfatto la sua sciarpa d’oro.
Gli avevo bagnato le tempie e l’avevo fatto bere. Ed ora non osavo piu’ domandargli niente.
Mi guardo’ gravemente e mi strinse le braccia al collo. Sentivo battere il suo cuore come quello di un uccellino che muore, quando l’hanno colpito col fucile. Mi disse:
“Sono contento che tu abbia trovato quello che mancava al tuo motore. Puoi ritornare a casa tua…”
“Come lo sai?”
Stavo appunto per annunciargli che, insperatamente, ero riuscito nel mio lavoro!
Non rispose alla mia domanda, ma soggiunse:
“Anch’io, oggi, ritorno a casa…”
Poi, melanconicamente:
“E’ molto piu’ lontano… e’ molto piu’ difficile…”
Sentivo che stava succedendo qualche cosa di straordinario. Lo stringevo fra le braccia come un bimbetto, eppure mi sembrava che scivolasse verticalmente in un abisso, senza che io potessi fare nulla per trattenerlo…
Aveva lo sguardo serio, perduto lontano:
“Ho la tua pecora. E ho la cassetta per la pecora. E ho la museruola…”
E sorrise con malinconia.
Attesi a lungo. Sentivo che a poco a poco si riscaldava:
“Ometto caro, hai avuto paura…”
Aveva avuto sicuramente paura!
Ma rise con dolcezza:
“Avro’ ben piu’ paura questa sera…”
Mi sentii gelare di nuovo per il sentimento dell’irreparabile. E capii che non potevo sopportare l’idea di non sentire piu’ quel riso. Era per me come una fontana nel deserto.
“Ometto, voglio ancora sentirti ridere…”
Ma mi disse:
“Sara’ un anno questa notte. La mia stella sara’ proprio sopra al luogo dove sono caduto l’anno scorso…”
“Ometto, non e’ vero che e’ un brutto sogno quella storia del serpente, dell’appuntamento e della stella?…”
Ma non mi rispose. Disse:
“Quello che e’ importante, non lo si vede…”
“Certo…”
“E’ come per il fiore. Se tu vuoi bene a un fiore che sta in una stella, e’ dolce, la notte, guardare il cielo. Tutte le stelle sono fiorite”.
“Certo…”
“E’ come per l’acqua. Quella che tu mi hai dato da bere era come una musica, c’era la carrucola e c’era la corda… ti ricordi… era buona”.
“Certo…”
“Guarderai le stelle, la notte. E’ troppo piccolo da me perche’ ti possa mostrare dove si trova la mia stella. E’ meglio cosi’. La mia stella sara’ per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacera’ guardarle… Tutte, saranno tue amiche. E poi ti voglio fare un regalo…”
Rise ancora.
“Ah! Ometto, ometto mio, mi piace sentire questo riso!”
“E sara’ proprio questo il mio regalo… sara’ come per l’acqua…”
“Che cosa vuoi dire?”
“Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Per il mio uomo d’affari erano dell’oro. Ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha…”
“Che cosa vuoi dire?”
“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abitero’ in una di esse, visto che io ridero’ in una di esse, allora sara’ per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”
E rise ancora.
“E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, cosi’, per il piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo.
Allora tu dirai: “Si, le stelle mi fanno sempre ridere!” e ti crederanno pazzo.
“T’avro’ fatto un brutto scherzo…”
E rise ancora.
“Sara’ come se t’avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere…”
E rise ancora.

dedicato a chi ha a che fare con le proprie belve!

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Sorrido

Sorrido sopra nubi di pensieri leggeri

sorrido sul mio cuore  fragile

sorrido anima mia

Guardo oltre i vetri freddi

sole ricamare luce tra rami verdi

Guardo tra oggetti sparsi

cerco il filo della vita mia

che porti alla Tua mano

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