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Archivio per la categoria ‘canzoni’

Ronda o non ronda

Ronda o non ronda
Quasi di Antonello Venditti (riveduta e corrotta)
Partirono in due ed erano abbastanza
un pianoforte una chitarra e molta fantasia
e fu a Pontida che si formò la prima ronda
tra una festa e una taragna di periferia
e ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Sasso Marconi incontrammo una ragazza
che viveva sdraiata sull’orlo di una piazza
noi le dicemmo vieni dolce sarà la strada
lei sfogliò il fiore e poi ci disse no
ma ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Roncobilaccio ci venne incontro un vecchio
lo sguardo profondo e un fazzoletto verde al collo
ci disse ragazzi in campana qui non vi lasceranno andare
hanno chiamato la polizia a cavallo
ma ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Firenze dormimmo da un intellettuale
la faccia giusta e tutto quanto il resto
ci disse no, compagni, amici, io disapprovo il passo
manca l’analisi e poi non c’ ho l’elmetto
ma ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado te
A Orvieto poi ci fu l’apoteosi
il sindaco, la banda e le bandiere in mano
ci dissero l’autostrada è bloccata e non vi lasceranno passare
ma sia ben chiaro che noi, noi siamo tutti con voi
e ronda o non ronda voi arriverete a Roma, malgrado noi
Parlamentammo a lungo e poi ci fu un discorso
il capitano disse va bene e così sia
e la fanfara poi intonò le prime note
e ci trovammo proprio in faccia a Porta Pia
e ronda o non ronda noi arriveremo a Roma, malgrado voi
La gente ci amava, e questo è l’importante
regalammo cioccolata e sigarette vere
bevemmo poi del vino rosso dalle mani unite
e finalmente ci fecero rondare
e ronda o non ronda noi siamo arrivati a Roma, insieme a voi.

Guardando all'America e ascoltando alla radio…

Povera patria
(da "Come un cammello in una grondaia", 1991)

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

di citazione in citazione

Francesco Guccini – Gli Amici

I miei amici veri, purtroppo o per fortuna,
non sono vagabondi o abbaialuna,
per fortuna o purtroppo ci tengono alla faccia:
quasi nessuno batte o fa il magnaccia.

Non son razza padrona, non sono gente arcigna,
siamo volgari come la gramigna.
Non so se è pregio o colpa esser fatti così:
c’è gente che è di casa in serie B.

Contandoli uno a uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi,
ma proprio perchè pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.

Non siam razza d’ artista, nè maschere da gogna
e chi fa il giornalista si vergogna,
non che il fatto c’ importi: chi non ha in qualche posto
un peccato o un cadavere nascosto?

Non cerchiamo la gloria, ma la nostra ambizione
è invecchiar bene, anzi, direi… benone!
Per quello che ci basta non c’è da andar lontano
e abbiamo fisso in testa un nostro piano:

se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.

E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma questo mondo ce l’ ha schiaffato Lui.

E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni….

NOMADI

L’album “Corpo Estraneo” dei Nomadi è un lavoro trascinante dove trovano spazio temi come la condanna della guerra, le contraddizioni della nostra società dove “viviamo distanti e anonimi”, innalzando muri che dividono. “In piedi” è la canzone che presentiamo e parla della vita come un percorso che ci chiede di crescere e di cambiare dentro.

 

Pensavo una volta
di essere Dio
pensavo di esserci solo io
pensavo che il mondo
davanti a me fosse
un frutto amaro

ma tutto mio
pensavo che un attimo
fosse eterno nel battito
delle ali di un angelo
solo mio.
Il piedi, in piedi
io resterò, io resterò
senza voltarmi indietro
camminerò, camminerò.
Ed ora che guardo
Il mio volto allo specchio
mi accarezzo

i capelli d’argento.
Ah, il tempo scorre

e va via
non sa dire nessuna bugia
non sa chiedere scusa
né sa, cosa sia, cosa sia.
Ed ora che ho capito perché
tutto passa anche per me
la ricchezza più grande che c’è
è VIVERE!
Il piedi, in piedi
io resterò, io resterò
senza gettare un solo
istante mai più
mai più dormirò…
In piedi, in piedi
io resterò, io resterò
resisterò.


Le Superiori fuori porta

dalla più famosa "osterie di fuori porta" di F.Guccini rivista e un bel po’ corretta:

Sono ancora aperte come un  tempo le scuole di fuori porta
ma la gente che ci andava a studiare fuori o dentro è tutta morta.
Qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore 
e insegue una maturità: si è sposato fa carriera
ed è una  morte un po' peggiore.
  

Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto,
delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto,
non so se scusano il passato, per giovinezza o per errore,
non so se ancora desto in loro, se m’incontrano per forza,
la curiosità o il timore.

Io ora mi alzo tutti i giorni, e non tiro sempre a far mattino
il giornale poi il caffé della stazione per iniziare il mattino;
ma non ho scuse da portare, dico tuttal più d’esser poeta,
non ho utopie da realizzare, stare a letto il giorno dopo
è forse non è l’unica mia meta.

Si alza sempre lenta come un tempo l’alba magica in collina
ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima,
ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio,
il giorno è sempre un po’ più oscuro, sarà forse perché è storia
sarà forse perché invecchio.

 
Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte,
son caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte.
Dimmi se son da lapidare, se mi nascondo sempre più,  
ma ognuno ha la sua pietra  pronta e la  prima, non negare,
me la  tireresti tu.

 

Non sono più famoso che in quel tempo quando tu mi conoscevi,
cu un po’  d’amici,  che ascolta le canzoni in cui credevi,
e forse ridono di me, ma in fondo la coscienza pura,
non rider tu se dico questo, ride chi ha nel cuore l’odio
e nella mente la paura.

Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita;
è una cosa piccola di ieri che domani è già finita,
son sempre qui con il sorriso addosso, ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla vita quel che posso cioè qualcosa che andrà presto
quasi come i soldi in tasca.

Non lo crederesti ho quasi chiuso tutti gli usci all’avventura,
non perché metterò la testa a posto, ma per noia o per paura.
Non passo notti disperate, su quel che ho fatto o quel che ho avuto;
le cose andate sono andate ed ho per unico rimorso
le occasioni che ho perduto.

Sono ancora aperte come un tempo le scuole di fuori porta
ma la gente che che ci andava a studiare fuori o dentro è tutta morta.
Qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione,
chi perché stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi
ed è una morte un po’ peggiore.

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Che mondo meraviglioso

CHE MONDO MERAVIGLIOSO

Vedo alberi verdi, anche rose rosse
Le vedo sbocciare per me e per te
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso

Vedo cieli blu e nuvole bianche
Il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso

I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche nelle facce della gente che passa
Vedo amici stringersi la mano, chiedendo "come va?"
Ma in realtà vogliono dire "Ti amo"

Sento bambini che piangono, li vedo crescere
Impareranno molto più di quanto io saprò mai
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Sì, fra me e me penso, che mondo meraviglioso

una canzone di Alessandro Bono che ho riascoltato questo pomeriggio

Ecco prima il testo e sotto il file mp3

Gesù Cristo / Alessandro Bono                  

Perché faccio musica
Dimmi cosa altro potrei
Perché fumo troppo
Sto bruciando tutti i sogni miei

Gesù Cristo ritorna
Perché qui abbiam bisogno di te
Per favore ritorna
Hanno sporcato tutto quello che c’è

Passare il tempo qui
Tra queste facce bianche d’infelicità
Intorno ad un biliardo
Perché depressi come in questa città

Gesù Gesù.
Gesù Cristo ritorna
Perché qui abbiam bisogno di te
Per favore ritorna
Hanno sporcato tutto quello che c’è

Dietro di me ci sei anche tu
Io non ti vedo davanti a me
In mezzo agli altri ancora tu
Però ci credo
E non si vive senza speranza
Senza orizzonti non si vive
Quindi torna se tu puoi

Gesù Cristo ritorna
Perché qui abbiam bisogno di te
Per favore ritorna
Hanno sporcato tutto quello che c’è

Per non morire canto disperato
E metto un grido che va
E se lo puoi sentire
Accendi tutte le luci in questa città

Gesù Cristo ritorna
Perché qui abbiam bisogno di te
Per favore ritorna
Hanno sporcato tutto quello che c’è

Gesù Cristo ritorna
Perché qui abbiam bisogno di te
Per favore ritorna
Hanno sporcato tutto quello che c’è

Gesù Cristo ritorna
Perché qui abbiam bisogno di te
Per favore ritorna
Hanno sporcato tutto quello che c’è

che dell'amore non si butta niente

Cardiologia

(di Francesco de Gregori)

Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente

ascolta che ti riascolta un testo che sollecita oltre le prime apparenze e tocca corde strane! Un grazie a chi l’aveva come sfondo audio del suo blog e che me l’ha fatta ascoltare!

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