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Archivio per la categoria ‘cristianesimo’

1 maggio – San Giuseppe lavoratore

San Giuseppe lavoratore
 
 «Maestro di lavoro a Cristo Signore»
 
 
Il 1° maggio, prima di diventare in Europa la «Festa del Lavoro», fu per lungo tempo, alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX, una giornata di rivendicazioni e spesso di lotte per la promozione della classe lavoratrice.
A questo richiamo non poteva rimanere insensibile la Chiesa, che i papi Leone XIII e Pio IX col loro magistero via via aprivano ai problemi del mondo del lavoro.
Pio XII ha voluto dare una dimensione cristiana a questo giorno, mettendola sotto il patrocinio di san Giuseppe lavoratore (1955).
 
San Giuseppe circondò Cristo, il Figlio di Dio, «di affetto paterno», gli fu «maestro di lavoro», ci offrì l’esempio di un’esistenza operosa. La sua memoria ci conforta a essere fedeli alle responsabilità che Dio ci affida e a cooperare al disegno della creazione e della salvezza.
 
 
Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori legali 
Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico

MERCOLEDI DELLE CENERI 2

citazione gentilmente concessa dal Blog di Agonia
 

DALLA TESTA AI PIEDI
 
Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione».
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo».
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.
Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?
Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
 
don Tonino Bello, Vescovo
5 Febbraio 1989

MERCOLEDI DELLE CENERI

MENU’ DEL DIGIUNO
(per il Mercoledì delle Ceneri e i Venerdì di Quaresima)

Antipasto di Canti meditativi
(lo chef consiglia un Inno allo Spirito Santo)

Primi Piatti
Versetti di Sacra Scrittura
(lo chef suggerisce Ezechiele 37,12-14)

Secondi Piatti
Trancio di Salmo
(lo chef suggerisce Salmo 86)

Sorbetto di Canto

Passo di Vangelo
con contorno di deliziosi minuti di silenzio
(consigliato un: Giovanni 6,35-40)
 

Frutta
Buffet di Intercessioni Spontanee
alternate da un canone cantato
(suggerito "In Manus tuas, Pater" dei Fratelli di Taizè)

Dessert
Padre Nostro servito a mani strette
(si consiglia di chiudere il pasto con un Canto Mariano)

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