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Archivio per la categoria ‘preghiera’

Preghiera

Raccolte le mani
raccolta la vita
ti narro di me
della mia debolezza
infinita
Mentre parole si perdono
il cuore s’agglutina
ad un piccolo raggio
ad una briciola caduta
Tu mi raccogli
e mi tieni con Te.
 
 

MERCOLEDI DELLE CENERI 2

citazione gentilmente concessa dal Blog di Agonia
 

DALLA TESTA AI PIEDI
 
Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione».
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo».
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.
Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?
Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
 
don Tonino Bello, Vescovo
5 Febbraio 1989

Il padre nostro

L’ho trovato cercando materiale per parlare del PADRE NOSTRO ai catechisti ma lo vorrei condividere con tutti voi:

Un saluto a Luciano Pavarotti

Una preghiera per Luciano Pavarotti, un ringraziamento per una bellissima voce, una simpatia per un grande personaggio sul palcoscenico, che possa Dio accogliere tutto il bello e il bene che ha fatto e perdonargli le debolezze e peccati di tutti noi umani, Quest’estate lo avevo interpretato al centro estivo:

P6160870

Preghiera (quanto mai adatta dopo il viruz)

Dammi, Signore

 

Dammi, Signore, una buona digestione
e anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo
col buon umore necessario per mantenerla.

Dammi, o Signore, un cuore semplice
che faccia tesoro di quello che è puro,
affinché non si spaventi del peccato,
ma trovi alla tua presenza
la via per mettere di nuovo le cose a posto.

Dammi un cuore che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri, i lamenti
e non permettere che mi preoccupi troppo
per quella cosa tanto evidente che si chiama «io».

Dammi, o Signore, il senso del ridicolo
e concedimi il dono di comprendere

uno scherzo,
affinché conosca nella vita un po’ di gioia
e possa farne partecipi anche gli altri.

s. Tommaso Moro

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